sabato 31 marzo 2007

Dennis Hays da 24 a Nelson Mandela

Dennis Hays lo abbiamo visto al fianco di Kiefer Sutherland nelle prime quattro stagioni della serie tv "24". Interpretava David Palmer il primo presidente americano di colore.
Lasciato il piccolo schermo ecco che si ritrova a interpretare un altro grande uomo, e questa volta esistito veramente: Nelson Mandela, il leader sudafricano premio Nobel per la pace nel film "il colore della liberta'".

Il film e' tratto dall'opera letteraria di James Gregory, guardia carceraria di Mandela.
Un grande ruolo per un grande interprete che ha dato molte emozioni ai fan di "24" che lo potranno ulteriormente apprezzare sul grande schermo.

Di seguito alcune delle sue riflessioni tratte da un' intervista presa da Rosa Baldocci per
tv sorrisi e canzoni

Molti se lo ricordano nella parte del giardiniere di colore di cui s'innamorava Julianne Moore in «Lontano dal Paradiso». E il grande pubblico lo ama molto nella parte del primo presidente americano di colore nella serie tv "24». Quando ci riceve nella suite dell'Adlon Hotel di Berlino con il suo metro e 94 di altezza, la voce profonda e i modi pacati, viene istintivamente da pensare che il regista Bille August ha scelto bene: Nelson Mandela, premo Nobel per la pace, non poteva che essere lui. Meno bello di Denzel Washington, piu' imponente di Morgan Freeman, Dennis Haysbert possiede un'autorevolezza particolare. E nel film "Il colore della libertà», tratto dalle memorie della guardia carceraria afrikaner James Gregory che per piu' di 20 anni seguì Mandela, dai lavori forzati sull'isola di Robben Island al carcere di Pollsmoor, e' grande. Ottavo figlio di uno sceriffo e di una casalinga, non ha avuto una vita facilissima.

"In "24" interpreto il primo presidente americano di colore con una soddisfazione particolare… Per i neri le cose sono molto cambiate, ma non ancora come vorrei. Guardate Hollywood, gli attori di colore famosi si contano sulle dita di una mano e se hanno bisogno di un eroe i produttori non vengono sicuramente a cercare un nero!".

Lei, però, ce l'ha fatta…

"Sì, sono l'attore nero piu' richiesto della tv, e al cinema incomincia ad andare bene. Mi dicevano: sei troppo alto, sei troppo nero. Ma io ho tenuto duro. Se non molli, c'e' posto per tutti. Solo che devi metterti in testa di faticare il doppio degli altri. Dopo Mandela, saro' Touissant L'Ouverture, il rivoluzionario nero che nel 700 guido' la rivolta degli schiavi di Haiti e Santo Domingo". Il presidente americano, poi Mandela, e ora un rivoluzionario: non si puo' dire che non la vogliano per fare l'eroe… "Questione di voce, mi creda. Quando al liceo mi ero messo in testa di fare l'attore, mi esercitavo in un teatro da 600 posti, con un palcoscenico profondo 10 metri. Dovevo arrivare a farmi sentire fino all'ultima fila. In questo modo ho sviluppato la voce. Ma su quel palcoscenico ho lasciato cuore, tanta anima e sudore".

E nel nuovo serial tv "The Unit"?
"Sono un ufficiale della Delta Force, unità speciale dell'esercito. Vi divertirete, c'e' molta azione e la sceneggiatura e' di David Mamet, quindi ottima".

I serial tv, ooggi, hanno piu' successo del cinema. Perché?

"Dipende dalla sceneggiatura. Il cinema sembra aver esaurito le storie, si ripete e imita la televisione con i sequel. Pero' non riesce ad avere lo stesso impatto. La tv funziona come il romanzo dell'800 pubblicato a puntate. Ogni settimana il pubblico ritrova i personaggi ai quali si e' affezionato. Il cinema ha tempi di realizzazione che sono totalmente diversi".

Ma lei che cosa preferisce, cinema o tv?

"Il cinema, quando parla di storie come quella di "Il colore della libertà". Interpretare Mandela per me e' un onore grandissimo e la storia della sua guardia che, accanto a lui, impara a considerare gli uomini in modo diverso, e' emozionante. Mandela e' uno dei cinque uomini che hanno cambiato il mondo e che sapevano toccare gli uomini".

Chi sono gli altri quattro?

"Gandhi, Kennedy, Martin Luther King…".
Ne manca uno.

"Temo che debba ancora nascere".

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